La Supercoppa Italiana è considerata un trofeo minore: è sia l’ultima
amichevole estiva che la prima partita ufficiale. Per la Juventus
vincere la Supercoppa Italiana avrebbe significato dare un segnale forte ad
avversari e tifosi, nonostante la seconda finale di Champions persa in tre anni
e un’estate movimentata a causa degli addii di Bonucci e Dani Alves. Avversaria
dei bianconeri la Lazio, già battuta in finale di Coppa Italia, coi goal di
Dani Alves e Bonucci: una squadra che non batteva i bianconeri addirittura dal
2013 e non segnava un goal alla Juventus dalla finale di Coppa Italia del 2015.
Criticità bianconere
La Juve parte subito col piede pigiato sull’acceleratore e
solo un miracolo di Strakosha evita ai bianconeri di passare in vantaggio dopo
poco più di due minuti. La Juventus, come da abitudine, è una squadra che
approccia la gara attivamente, infatti nello scorso campionato 14 reti sono state realizzate nei primi 15 minuti delle partite. Esauritasi la spinta
iniziale, la partita diventa più tattica e soprattutto più statica, con le
squadre che a turno giostrano il pallone e gli avversari tutti sotto la
linea del pallone.
In questa situazione la Juventus per sopperire all’assenza
di Bonucci adotta la Salida Lavolpiana, facendo arretrare Pjanic tra i
due difensori, con Khedira 10/15 metri più avanzato, con compiti di costruzione
e non di incursione. Questa soluzione non ha dato né ritmo al fraseggio né
superiorità posizionale in zone di campo strategiche. Dopo pochi minuti
infatti anche Khedira e Dybala scendono fin nella loro metà campo
per sostenere l’uscita di palla (riducendo la presenza offensiva e abbassando il baricentro). Queste difficoltà nella prima costruzione ci
danno la reale dimensione del vuoto lasciato da Bonucci e l’importanza che
rivestiva nel contesto tattico bianconero.
Una
volta portato il pallone nella metà campo avversaria, la Juventus si trova tutti
gli effettivi laziali dietro la linea della palla. Col quadrato composto
dalla coppia di mediani e dalla coppia di trequartisti a schermare il possesso
in zona centrale, il portatore di palla juventino viene costretto a smistare sulla
fasce, dove, complice la pessima serata di Cuadrado e Mandzukic, la Juventus crea veramente poco. Ciò rende la manovra bianconera molto prevedibile e
facilmente arginabile, così da quei recuperi alti la Lazio riesce con rapide
transizioni a risalire il campo, come in occasione del rigore procurato da
Immobile.
Da
quando la Juventus ha adottato il 4-2-3-1, la catena di destra, composta da
Dani Alves, Pjanic e Dybala, era quella deputata a risalire il campo tramite il
palleggio. L’assenza del brasiliano e i compiti in impostazione del bosniaco
hanno reso impossibile la creazione di quella catena di fascia. Barzagli, che, va ricordato, è un adattato in quel ruolo, non ha né il dinamismo né la
gestione del possesso di Dani Alves e quindi la Juventus trova difficoltà nel
creare gioco immediato, accentuate dalle folate di pressing laziale.
La fascia sinistra è invece quella più sguarnita, esplorata tramite lanci lunghi per Mandzukic, sostenuto dalle sovrapposizioni di Alex Sandro, ed è la scorciatoia bianconera per risalire il campo. Tuttavia, complici il
ritardo di condizione del croato e la buona difesa laziale fatta da Wallace
(che limita fisicamente Mandzukic) e dai ripiegamenti di Basta, la Juventus
perde un importante vantaggio competitivo sull’avversario.
I meriti di Inzaghi
Molto si è palato di una Juventus ancora in
ristrutturazione dopo il "terremoto" di Cardiff, ma non altrettanto dei meriti di Inzaghi, che, pur senza tre giocatori fondamentali come Keita,
Biglia e Felipe Anderson, è riuscito a battere una Juventus superiore sulla carta. Innanzitutto c'è la scelta del modulo: il 3-4-2-1 ha dato massima
copertura al campo limitando i vantaggi posizionali dei bianconeri. Il piano partita di Inzaghi ha messo in
luce le difficoltà dei bianconeri in uscita di palla, alternando fasi di
pressing e fasi di attesa dell’avversario a difesa schierata. In fase di ripartenza, gli strappi di Immobile, supportati dalla fisicità di Milinkovic-Savic, hanno messo in difficoltà la retroguardia bianconera. Ma il giocatore che più ha impressionato è stato Luis Alberto, fantasma della panchina dello scorso anno, che ieri è riuscito più volte a trovare spazio tra le linee, mettendo in difficoltà il sistema difensivo della squadra di Allegri.
Mai sottovalutare la Juventus
La
partita di ieri va ad aggiungersi ad un precampionato povero di luci e ricco
di ombre, soprattutto dopo la pesante sconfitta subita dal Tottenham.
Le recenti sconfitte hanno messo in luce il ritardo di condizione di molti giocatori bianconeri a solo una
settimana dal via del campionato; in particolare sono apparsi molto appesantiti Higuain e Mandzukic, probabilmente a causa di un fisico che non riesce a
raggiungere la migliore condizione nel giro di poche settimane. Higuain,
nonostante i 4 tiri effettuati (0 in porta), ha toccato soltanto 16 palloni, mentre di Mandzukic
si è sentita l’assenza in fase difensiva con uno 0 in tutte le statistiche
difensive.
In ogni caso, pur avendo giocato una partita
mediocre, la Juventus è una squadra tutt’altro che morta, infatti la classe dei
suoi campioni, in particolare del neo numero 10 Dybala, ha portato i bianconeri
ad un passo dai tempi supplementari, giusto per non farci sottovalutare i vice
campioni d’Europa. La stagione è ancora agli albori e Allegri avrà modo di risolvere gli enigmi della rosa a sua disposizione per far rendere al meglio la squadra, senza dimenticare l'apporto che potrà dare il calciomercato, coi bianconeri alla ricerca di un mediano e un terzino destro.





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